Diario di un'aspirante eco-mamma

Racconti, avventure, disavventure ed esperienze di una neo-mamma e un neo-papĂ  che cercano di applicare principi ecologisti e un po' no-global

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martedì, 14 febbraio 2006
Ecotrasloco definitivo

Come avevo annunciato qualche tempo fa, stavo traslocando il blog da splinder a kataweb. Per qualche tempo ho aggiornato entrambi gli indirizzi, ma adesso non ce la faccio più a seguirli tutti e due in contemporanea.
Perciò.... tutte le nuove puntate di ecomamma e anche le risposte ad eventuali commenti, si raggiungono utilizzando semplicemente l'indirizzo www.ecomamma.com
Grazie per le vostre visite, spero di ritrovarvi anche nella nuova postazione ;)

Postato da: KekeB a 12:16 | link | commenti |

mercoledì, 08 febbraio 2006
CompleUnanno!

Eh sì, un anno è passato. Velocissimo. Più di tutti gli altri. Fa un certo effetto, tanto che oggi mi sento un po' a metà strada tra il malinconico e l'emozionato. Lei, la festeggiata, se ne frega abbastanza e lotta con le sue gengive come ha fatto negli ultimi giorni.
Io penso all'anno scorso, al corridoio del reparto maternità che ho percorso centinaia di volte piegata in due dai dolori e a quella sensazione indescrivibile e immensa che si prova quando senti per la prima volta sulla tua pelle quell'esserino che hai portato in pancia. Ci penso e un po' mi commuovo.
Stasera festone, ce lo meritiamo! E tanti auguri alla mia nanetta sdentata... chissà se un giorno li leggerà..

Postato da: KekeB a 17:31 | link | commenti (1) |
diario

domenica, 05 febbraio 2006
Polveri e smog: in alto chi può

La questione delle polveri sottili è drammaticamente attuale nella maggior parte delle nostre città. Si parla tantissimo in questi giorni di bambini milanesi con i polmoni di accaniti fumatori, di livelli mai raggiunti di asma e allergie e amenità di questo genere. Se ne parla in tutti i modi, a volte se ne straparla pure. Un dato costante e abbastanza ovvio è che ad essere più colpiti dal tasso di inquinamento ambientale delle città sono i bambini. Uno dei motivi (a parte il fatto che hanno il vizio di respirare) è quello che la maggior parte del tempo che trascorrono all'aperto lo passano con le narici e la bocca a livello tubo di scappamento. Se camminano, perché sono bassetti (e qui c'è poco da fare), ma se non camminano è perché stanno seduti su passeggini progettati da un branco di pazzi assassini.
Si sa che a me il passeggino di per sé non è mai piaciuto (vedi qui), ma posto che prima o poi te ne ritrovi sempre uno tra i piedi e che, comunque, la maggior parte delle mamme lo ritiene ormai indispensabile, vorrei porre una questione.
Il passeggino è ormai diventato oggetto di design e di progettazione almeno tanto quanto le automobili o le biciclette. Ce ne sono miliardi di tipi, alcuni piuttosto economici (che raramente vedo in giro) altri che costano cifre assurde. Alcuni vengono prodotti da note case automobilistiche (Mac Laren, Jeep...) altri sono firmati da artisti-designer superfashion (Starck) altri ancora sono oggetti di culto nelle capitali del cool (Boogaboo). Tutti, indifferentemente, vantano grandi sforzi di progettazione: super ruote, adatti ad accompagnare lo jogging di papà e mamma, ammortizzati, con i freni a disco (giuro esistono), con chiusure di ogni tipo (one-touch), ultraleggeri, ultramaneggevoli, strutture al titanio, stoffe impermeabili ecc. ecc. ecc.
In tutto questo SOLO UNO è progettato con l'idea di non mettere il bambino all'altezza del tubo di scarico delle auto. Non ci vuole mica una scienza!!! Basta farlo più alto! E' il passeggino della Stokke, ditta di design norvegese che produce tutta una serie di cose davvero interessanti. Interessanti e carissime. IL passeggino è tra i più costosi in assoluto (i nuovi modelli si aggirano in Italia intorno agli 800 euro) anche se non il più costoso.
Mi sorge spontanea una domanda: perché anche tutti gli altri produttori di passeggini non hanno pensato a realizzare un modello più alto? Perché le mamme e i papà che vivono in città non hanno mai pensato di unirsi per fare questa domanda tutti insieme? Magari in commercio si troverebbero più passeggini alti e il prezzo sarebbe più accessibile.
Resta il fatto che passeggiando per il centro di Milano, o di Roma, raramente ho visto bambini seduti in aggeggi che costassero meno di quattro/cinquecento euri... forse i loro polmoni varrebbero uno sforzo ulteriore da parte di chi potrebbe permetterselo. E in ogni caso, insisto, l'alternativa c'è: mettersi il bimbo in spalla, o sulla pancia, e annodargli intorno una semplice fascia di stoffa (costo: a seconda della stoffa scelta, per chi fa da se, intorno agli 80/100 euro per chi compra una fascia già pronta).

Postato da: KekeB a 14:37 | link | commenti (3) |
acquisti, passeggino, fascia

venerdì, 20 gennaio 2006
Tutti pazzi per le scarpette

E' il momento delle scarpe. Intendo, è il momento che sia io a comprarle. Sì, perché finora ci sono sempre state regalate e praticamente non sono mai state usate. Mia figlia faceva ancora nghé quando le hanno regalato le prime "sportive" di marca. A quel tempo la sola idea di mettere i suoi bei piedini dentro una gabbia di cuoio mi faceva inorridire (va detto che se potessi io vivrei scalza) e quando è stato il momento di indossarle erano già piccole. Gliene hanno regalate altre, tutte carine, tutte (suppongo) molto care. Ma o era troppo presto per mettergliele o erano troppo piccole, e comunque a lei sono sempre risultate indigeste.
Ma adesso la nanetta ha quasi un anno e inizia a muovere i primi passi, così mi sono detta che era ora di comprare un paio di scarpette come si deve, almeno fino a quando l'estate non ci permetterà (a entrambe intendo) di liberarci di questo fastidio e sgambettare a piedi nude sulla spiaggia e in casa.
Ho fatto qualche ricerca, tanto per farmi un'idea sul tipo di scarpa migliore da usare e ho scoperto un paio di cose interessanti.
Punto primo: le scarpe per bambini fatte decentemente costano un occhio della testa!! Benvenuta nel club, mi direte voi. Ma come ho già detto finora non ne avevo mai comprate...
Punto secondo: le scarpe migliori sono quelle vecchio stile. Suola di cuoio, forma a scarpettina bella con i laccetti. Le "sportive" trendy-fashion-griff fanno male al piede e non aiutano allo sviluppo della curva plantare, anzi a volte fanno addirittura danni.
Ho scoperto che ci sono diversi studi in Italia e all'estero che dimostrano che l'uso massivo di scarpe da ginnastica dello stesso tipo di quelle per adulti su bambini anche in età scolare sono tra i motivi principali dei diversi problemi ortopedici e di postura di cui soffrono i ragazzini di oggi.
Non so come si potrebbe convincere un ragazzetto di otto anni a rinunciare alle nike o alle adidas per mettersi uno scarponcino di cuoio coi laccetti... però l'idea dovrebbe essere quella.
Ah, ho fatto anche un'altra scoperta. I genitori sono in genere ossessionati dalla paura del piede piatto o dalla necessità del plantare. L'ho scoperto agli incontri del mio gruppo di mamme all'ospedale in cui è nata mia figlia. Molte (non tutte) stanno in fissa con la visita ortopedica per correggere i difetti nei primissimi passi dei loro pargoli. Così ho trovato questa cosa, scritta da un ortopedico: "L'utilizzo di scarpe ortopediche e solette è argomento dibattuto in ambito ortopedico da decenni ed entrambe le scuole di pensiero portano teorie a sostegno dell'una o dell'altra tesi. L'utilizzo delle solette ortopediche, quando ci troviamo di fronte ad un piede fisiologico, non è giustificato né tantomeno è possibile modificare la storia naturale del piede attraverso l'utilizzo di una calzatura. In alcuni casi i colleghi ortopedici prescrivono tali presidi sotto la spinta emotiva dei genitori a cui sembra "pazzesco" lasciare il piede libero di svilupparsi senza che nulla venga fatto per "correggere il piattismo" ".
Pazzesco?? meditiamo gente...

Postato da: KekeB a 20:15 | link | commenti (1) |
diario, acquisti, salute

domenica, 18 dicembre 2005
Mariana e le bambole bottlefree

Ci avrete senz'altro fatto caso: le bambole crescono tutte a ciuccio e latte artificiale!!
A partire dal leggendario Ciccio Bello in poi, non c'è bambina che non abbia imparato durante l'infanzia ad usare un biberon e un succhiotto. Dal modello basic (biberon e ciuccetto di plasticozza e bambolotto con apposita feritoia) fino a quelle più chic: biberon che si riempie e si svuota, bambolotto che fa pipi, piange e con il ciuccio si calma e via di questo passo...
Ma se vi guardate attorno malgrado l'universo sconfinato delle bambole in commercio non ce n'è una, nemmeno una, che abbia la fortuna di succhiare latte di mamma!! La cosa non è affatto irrilevante. Attraverso il gioco infantile, infatti, noi trasmettiamo un concetto di fondamentale importanza, esprimiamo la cultura del tempo e della massa, e attraverso i giochi i nostri bambini imparano, imparano, imparano...
A mia figlia preferirei insegnare ad alimentare le sue bambole come io alimento lei, al seno, nel modo più naturale del mondo. Vorrei insegnarle che non c'è nulla di cui vergognarsi nelle possibilità del corpo di una donna, anzi, che ci si può giocare. Allora mi sono guardata attorno. Ho scoperto che nessuna, proprio nessuna bambola di produzione industriale è esente dall'alimentazione imbottigliata e dal ciuccio calma-pianto. Non c'è scampo. Se si vuole trovare qualcosa di diverso bisogna orientarsi sulle bambole fatte a mano, magari quelle steineriane, oppure sulla bellissima Mariana che oltre ad essere bella è anche buona perché comprarla significa aiutare gruppi di madri in difficoltà in regioni povere del Brasile.
Non so se siamo ancora in tempo per mettere Mariana sotto l'albero di Natale, comunque sia, mi fa piacere segnalare anche altre bambole bottle-free acquistabili su Internet:
http://www.attachmentscatalog.com/gifts/dolls.html
http://www.babymilkaction.org/shop/magsanddolls.html
http://www.waldorfdolls.com/custom_orders.htm
http://www.naturalchild.com/shop/products/bf_dolls/

Postato da: KekeB a 19:33 | link | commenti |
acquisti, giocattoli, allattamento, ciuccio

giovedì, 15 dicembre 2005
Pasta e insalata per salvare il Regno Unito

Uno dei miei canali preferiti è quello del Gambero Rosso. Qualche giorno fa mi è capitato di vedere un programma intitolato Jamie's school dinner. Il protagonista è Jamie Oliver, uno di quegli chef giovani e bellocci che spopolano con i loro programmi di cucinacoolchicfichissimarapidissimaeccetera...
A me, di solito, non è che piacciano granché. Ma questo mi è piaciuto un sacco. Jamie Oliver, infatti, ha deciso di intraprendere una battaglia personale contro lo junk-food, il cibo spazzatura, servito nella maggior parte delle mense scolastiche pubbliche del Regno Unito. Il contesto era da brivido. Il cuoco-star arriva in scuole dove ragazzini già non proprio fortunatissimi (chi può, infatti, va nelle scuole private e non solo perché si impara di più... evidentemente) a pranzo si sbafano regolarmente salsicciotti dalle forme improbabili e i contenuti inquietanti, patate fritte e rifritte, barrette di schifezze impronunciabili e lattine di bevande gasate a non finire.
Al cuoco-star viene da piangere. Anche perché la maggior parte dei ragazzini drogati di schifezze non ne vuole proprio sapere di modificare di un millimetro la propria dieta. Si scopre che quello è l'unico cibo che conoscono da quando hanno smesso di bere il latte di mamma (sempre che l'abbiano mai visto). Si scopre, inoltre, che per una fetta consistente di alunni quel patetico agglomerato di cibi industriali preconfezionati è l'unico pasto "decente" della giornata. A Oliver gli piglia un colpo ma non si da per vinto. Ne inventa di tutte per riuscire a coinvolgere i ragazzini in cucina, ma soprattutto intraprende una battaglia pubblica per convincere la ditta appaltatrice dei pasti delle mense ad eliminare dal menu tutti i cibi precotti e i preparati industriali per sostituirli con ingredienti freschi.
Oliver, per niente stupido, dimostra che ciò è possibile senza aumentare i costi di ciascun pasto nemmeno di un penny. Gli rispondono che le ditte danno quello che al cliente piace. Allora il combattivo Jamie dimostra che i ragazzini mangiano quello che gli si offre, ottenendo un successo clamoroso con un pasto a base di pasta al pomodoro, pollo arrosto e insalata! Per alcuni ragazzini quelle erano le prime foglie verdi mai ingoiate in tutta la loro vita.
Ma non finisce qui. Oliver decide di tentare di modificare anche l'alimentazione familiare di questi ragazzini e dei genitori prima sospettosi e piuttosto perplessi diventano a poco a poco i suoi principali sostenitori quando si accorgono che, una volta cestinati i sacchetti di roba industriale, i fritti strafritti e le bibite gasate, i loro figli si comportano in modo più civile e tranquillo. Insomma, il problema degli Hooligans non sta nel tifo sfegatato, ma in quello che hanno mangiato fin da piccoli!
Quella di Oliver diventa una missione e anche una petizione pubblica, con tanto di sito web, articoli sui giornali, dibattiti politici. Niente male per una cook-star! Un'altra dimostrazione di come si può essere famosi in modo intelligente. La chicca della puntata, però, è quando Jamie sta preparando una megacena per Bill Clinton e il suo staff. Gli americani arrivano, in numero mooolto maggiore delle prenotazioni, e invece di fiondarsi sul fantastico menu approvato settimane prima, chiedono bistecche e insalata perché stanno tutti seguendo una supposta "dieta californiana". Jamie infuriato preferisce lasciare il ristorante e quando Clinton chiede di conoscerlo, lui, dalla macchina, risponde: ditegli che sono a casa con mia moglie.
Bravo Jamie! E meno male che abitiamo in Italia e che una pasta al pomodoro e un piatto di insalata non mancano neppure nelle "peggio mense delle peggio scuole"...

Postato da: KekeB a 15:19 | link | commenti |
salute, alimentazione

sabato, 10 dicembre 2005
Natale che vorrei

Credo che il Natale sia una delle feste meno eco-compatibili del nostro calendario. La festa in sé e per sé non mi dispiace affatto, soprattutto quest'anno che ci sono due nanette sgambettanti sotto l'albero dei nonni :)
Però la lotta per convincerli a mantenere un basso profilo quando si tratta di regali per la nipotina è sfiancante.
Ci sono effettivamente cose che potrebbero essere utili (per esempio, il seggiolone per auto) ma mi risulta tuttora quasi impossibile evitare che si sentano inesorabilmente attratti dalle vetrine traboccanti di giocattoli per la maggior parte inutili e per buona parte dannosi o non adatti a una bimba di dieci mesi.
Mi piacerebbe convincerli ad usare il denaro dei regali per qualche giusta causa, per esempio donazioni ad associazioni o enti benefici, ma è forse chiedere troppo. Allora li sto dirottando al negozio dell'Unicef, dove almeno il denaro dei regali non entrerà nelle casse Disney o Mattel e dove, tra l'altro, si trovano giocattoli carinissimi.
Inoltre. Il patto è un solo pacchetto per ogni coppia di nonni. Tutto ciò che dovesse debordare, non verrà traslocato nella nostra piccola casa, che tra l'altro già trabocca di giocattoli, libretti, bambolotti e peluches.
Il fatto è che vorrei riuscire ad educare mia figlia alla gioia di ricevere regali. Vorrei che riuscisse ad avere dei desideri e vorrei tanto, qualche volta, poter essere io o suo padre ad esaudirli.
Il fatto che abitiamo lontano dai nonni, però, rende tutto questo un'impresa titanica. Ogni volta che li incontriamo, infatti, sentono la necessità di colmare la bambina di doni. C'è chi si lancia di più sull'abbigliamento e chi preferisce buttarsi sui giocattoli. Sta di fatto che mia figlia, a meno di un anno, ha già troppo di tutto. E io mi impongo di non comprarle nulla, nemmeno quando trovo qualcosa di irresistibile, per non aggiungere di più al troppo.
Mi piacerebbe riuscire a spiegare che il regalo non deve e non può essere un surrogato della presenza fisica e che non è giusto anticipare i desideri della bambina circondandola di ogni cosa possa volere prima che abbia il tempo di farlo.
Mi dispiace anche arrivare all'estremo di nascondere i doni che riceve. Ma lo faccio. Lascio che ci giochi appena li apre, e poi li nascondo in scatole e scatoloni per ripresentarglieli con calma e uno alla volta in altri momenti. Ma in dieci mesi ho accumulato tanta di quella roba nelle scatole che non basterebbe un altro anno per permetterle di godersela tutta.
Il mio non è un puntiglio senza senso. Lo so perché ho un ricordo preciso della gioia immensa che provavo quando da piccola ricevevo un dono che avevo desiderato a lungo. "Ai miei tempi" (quanto odio dirlo) i regali non arrivavano con tanta frequenza. Se vedevo un giocattolo in una vetrina, iniziavo a pensare a quanto sarebbe stato bello trovarlo sotto l'albero, o riceverlo al compleanno. Passava il tempo e continuavo a coltivare quel desiderio, con aspettativa vera. E quando finalmente arrivava il momento e ricevevo quel regalo, la gioia era immensa, tanto che la ricordo ancora. E il giocattolo in questione aveva tutto il tempo di essere goduto, usato, sfasciato e condiviso.
Nonni, per favore, mettete questa gioia anche sotto l'albero di mia figlia!!

Postato da: KekeB a 16:18 | link | commenti |
diario, acquisti, giocattoli

lunedì, 05 dicembre 2005
Attente al litio in gravidanza

Il Litio è un farmaco utilizzato da oltre quarant'anni nel trattamento dei casi di psicosi o depressioni durante la gravidanza. Eppure, gli effetti di questa terapia sui nascituri non erano finora stati oggetto di studi approfonditi. Si conosceva il rischio di una più elevata probabilità di difetti cardiaci congeniti, motivo per il quale alle donne in terapia di litio durante la gravidanza erano già consigliati bassi dosaggi e frequenti controlli, ma non erano abbastanza noti gli effetti sul sistema nervoso del feto.
Un gruppo di ricercatori di Atlanta ha pubblicato di recente uno studio sull'American Journal of Psychiatry in cui si fa notare come l'indice Apgar di un significativo numero di neonati con alti tassi di litio fosse consistentemente inferiore rispetto a quello di neonati non esposti al farmaco.
Di conseguenza, i ricercatori raccomandano lo sviluppo di linee guida che portino alla temporanea sospensione del farmaco in prossimità del parto per ridurre i livelli di litio nel corpo del feto.
(fonte: American Journal of Psychiatry, novembre 2005)

Postato da: KekeB a 19:36 | link | commenti |
salute

giovedì, 01 dicembre 2005
Steineriani & co: il bel mondo che non c'è

Ormai mi sono abbastanza abituata all'impopolarità di alcune mie posizioni. Non mi arrabbio neppure più quando mi sento dare della fanatica o dell'intollerante o quando mi si accusa di essere troppo rigida nelle mie posizioni "alternative". Pazienza.
Mi stupisco, invece, quando sono io a pensare queste stesse cose di altre persone ancora più "alternative" di me. Mi capita, ad esempio, quando mi trovo a parlare con convinti assertori della filosofia educativa steineriana. Premetto che non ho ancora avuto il tempo e il modo di documentarmi a sufficienza sui testi di Rudolf Steiner e che, in linea di principio, considero bellissimi i suoi ideali educativi e i principi su cui si basano. Mi trovo, piuttosto, a disagio di fronte ai suoi "adepti". A volte ho l'impressione che cerchino di creare un mondo a parte per i loro figli, astratto dalla realtà, pieno di idee luminose e spirituali, di atmosfere morbide e di libertà di espressione, il che sarebbe magnifico se poi, fuori dalle mura delle scuole e dei circoli steineriani anche il resto dell'umanità dimostrasse altrettanta attenzione a questi principi.
Ma non è così. Nella mia piccolissima esperienza di madre e un po' più lunga esperienza di attenta osservatrice (anche per mestiere) mi sono creata l'idea che l'ambiente familiare sia quello in cui i figli maggiormente sviluppano il senso dei principi di convivenza e degli ideali di realizzazione sociale. Ben venga, quindi, una famiglia basata sui principi della libertà di espressione, dello sviluppo armonico delle potenzialità intellettuali e fisiche di ciascuno, della spiritualità e della sacralità dell'essere. Ma, sempre nella mia concezione ancora non completamente matura, ho l'impressione che la scuola dovrebbe fare altro. TRalasciando il compito meramente didattico (sul quale la riforma Moratti mi ha aperto dei dubbi non di poco conto) ritengo che la scuola sia innanzitutto il primo ponte di raccordo tra il mondo familiare, il più possibile armonico e libero, e il mondo sociale, spesso tutt'altro che armonico e spesso tutt'altro che libero. E' per questo stesso motivo che sono contraria alle scuole private, in cui i genitori sperano di creare delle bolle il più possibili omogenee alla struttura familiare, basandole, per esempio, sul credo religioso o sul ceto sociale di appartenenza. Mi sembra, invece, che sia più utile ai bambini, soprattutto quelli delle elementari, affrontare gli altri a viso aperto, con tutte le loro contraddizioni, affrontare i primi piccoli soprusi quotidiani, gli obblighi e le imposizioni, anche quelle più incomprensibili e stupide, le delusioni, le piccole cattiverie di cui i bambini sono maestri, l'incontro con realtà profondamente diverse dalla propria, la scoperta di bambini tristi, arrabbiati o di adulti poco amorevoli.
La scuola non è solo questo, ovvio, ma è anche questo. E trovo che sia importante per un bambino iniziare a rendersene conto per gradi.
Così non riesco a non sentirmi a disagio quando sento parlare di genitori che non portano i bambini al cinema a vedere i cartoni animati per paura dei trailers di presentazione degli altri film o che sullo schermo di casa fanno scorrere solo idilliaci pupazzetti evitando accuratamente telegiornali o altro.
Sarebbe bello che i bambini potessero crescere ascoltando solo storie edificanti, incontrando solo volti sorridenti, imparando solo ad essere ascoltati e capiti. Ma il mondo non funziona così e sapersi difendere è una necessità naturale tanto quanto imparare a nutrirsi da soli e a riconoscere i pericoli. L'importante è che a casa ci sia sempre qualcuno pronto ad ascoltarli e ad asciugare le lacrime e a spiegare, per quanto possibile, il perché le cose non sempre hanno un senso o una ragione e che il dolore esiste, è dappertutto, ma si può sopportare meglio quando ci si vuole bene.

 

Postato da: KekeB a 11:51 | link | commenti (1) |
diario, educazione

martedì, 22 novembre 2005
Ecotrasferimento in corso

Ecomamma trasloca. Come per tutti i traslochi, ci vorrà un po' per trasferirsi completamente. Ma intanto, ecco il nuovo indirizzo: http://ecomamma.blog.kataweb.it/ecomamma/
che comunque sarà presto raggiungibile anche dal dominio www.ecomamma.com

A presto, spero di ritrovarvi.

Postato da: KekeB a 16:03 | link | commenti (1) |